martedì 18 febbraio 2014

Perché Renzi (non) è Berlusconi

Le analogie ricorrono. 

Roberta Lombardi, deputata alla Camera per il Movimento Cinque Stelle, intervistata da Piazza Pulita mentre con il suo movimento protestava per l'incarico di governo affidato a Renzi, si è detta preoccupata per la piega che sta prendendo la situazione.

Infatti, continua, egli si pone come il "ghe pensi mi", il salvatore della patria. 

Concordando con la deputata, la situazione si è già vista da vent'anni a questa parte, e l'analogia non può che richiamare la figura di Silvio Berlusconi.

Secondo molti Matteo Renzi ha "resuscitato" Berlusconi politicamente chiamandolo per discutere della legge elettorale. 

Questo non ha fatto che ampliare la base di persone che vede nell'ex sindaco di Firenze un nuovo Berlusconi (opinione diffusa già da parecchio tempo, soprattutto in seguito alla visita ad Arcore nel 2010), e sicuramente il leader condannato per frode fiscale nel processo Mediaset, nutre una certa simpatia per il rottamatore, il "demolition man" del Financial Time.

Dunque la domanda sorge spontanea: Renzi è davvero un nuovo Berlusconi?

Per rispondere a questa domanda ho diviso la questione in due parti: la parte politica, e la parte "identitaria". 


La parte politica



A mio avviso fra i metodi di Renzi, e quelli  di Berlusconi c'è una voragine mostruosa. Renzi, secondo un modo di fare molto americano, è raro che attacchi duramente il proprio avversario, o chi non la pensa come lui, usando termini poco appropriati e "politically incorrect", e tende invece ad usare spesso l'ironia (come dimostra il "Fassina chi?"). 
Berlusconi, inutile ricordarlo, tende invece a "massacrare" l'avversario, sempre e comunque, spesso non pensando alle conseguenze delle accuse che gli rivolge (basti ricordare la diatriba con la Lega e contro Bossi alla fine degli anni '90, condita da insulti del tipo -cito dal Fatto Quotidiano “un uomo dalla mentalità dissociata”, “ladro di voti”, “pataccaro”, “cadavere politico”, “sfasciacarrozze” con il quale “non mi siederò mai più allo stasso tavolo”, che hanno portato poi all'alleanza nel 2001)

Un elemento in comune, però, c'è: entrambi usano spesso ripetere, ovunque vadano, gli stessi concetti fino all'esaurimento (soprassiederò ai temi berlusconiani per concentrarmi su quelli renziani). 

Mi viene in mente, ad esempio, un periodo qualche settimana fa, in cui Renzi non faceva che ripetere un aneddoto riportando sempre la seguente frase "Dio c'è, ma non sei te. Rilassati".
La cosa impressionante è che, ovunque vada, ripete gli stessi concetti sempre con le stesse parole, usando gli stessi identici termini, fino a quando il concetto non entra nella testa del telespettatore. E' una tecnica da televenditore, è una tecnica prettamente berlusconiana.

Altro punto in comune è la presenza fissa in televisione. Ancora nel 2014 è fondamentale presentarsi in televisione; il salto dalla TV alla rete, è ancora di là da venire (ovvero ciò che auspica il M5S, e sarebbe curioso indagare perché dai sondaggi si evince che il 10% degli italiani vuole Di Battista -del M5S- premier, soltanto perché ultimamente è andato in televisione).



La parte identitaria


Riguardo a questa parte, ho saputo soltanto trovare un punto in comune: il carisma. Entrambi hanno una presa sulla gente imparagonabile a qualsiasi altro leader (Grillo forse, ma non in quanto lui, bensì per le idee che propone), ed è un aspetto molto importante per vincere e governare in questo paese. Grazie a questa "dote", Berlusconi è riuscito ad avere un peso politico notevole da vent'anni a questa parte, superando scandali, processi e quant'altro. Tanto è vero che lo stesso Renzi, come già detto sopra, ancora ci parla per discutere delle riforme.



Conclusione


Renzi può superficialmente richiamare la figura di Berlusconi, per quanto appunto già detto, ma le differenze sostanziali rimangono. Non scordiamoci che, fino a prova contraria, Renzi è leader del PD (partito di centro-sinistra), mentre Berlusconi di Forza Italia (partito di centro-destra). Una differenza importante.


Federico Sconocchia Pisoni

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