Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato: Obama è in Italia. Noi vi terremo informati sull’evento per tutta la sua durata, un evento ha messo in ginocchio quasi tutta Roma, visto che il presidente deli Stati Uniti d’America toccherà vari luoghi della città. Pernotterà a Villa Taverna, nel quartiere Parioli, per tutta la durata della visita; andrà al Quirinale, per parlare col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ed infine parlerà con il premier Matteo Renzi. Ma l’incontro più atteso (soprattutto dalla stampa americana) è quello con Papa Bergoglio. Infatti lo scopo dell’intera visita sembra essere proprio quello di discutere oggi alle 10.30 con il Vescovo di Roma, piuttosto che parlare con le istituzioni politiche Italiane. Ma perché?
Anzitutto occorre dire che molti personaggi che circondando il Presidente Obama sono cattolici (ed anche lo stesso presidente in gioventù ha collaborato con istituzioni cattoliche): è cattolico John Kerry, il Segretario di Stato, è cattolico Joe Biden, vicepresidente degli States, è cattolico il capo dello staff Denis McDonough, ma è anche cattolica Kathleen Sebelius, segretario della Salute e dei Servizi Umani (corrispondente al nostro Ministero della Salute), che è stata, ed è, al centro del dibattito per la riforma sanitaria (il cosiddetto “Obamacare”), che fra le tante novità proponeva anche di comprendere i costi dei contraccettivi nelle polizze sanitarie dei dipendenti (novità che sembra non piacere affatto all’élite cattolica americana).
Come è ovvio non si toccheranno temi di carattere etico come il diritto all’aborto, dato che le posizioni dei due sono agli antipodi (come è ovvio che sia), ma la discussione verterà prevalentemente su Siria ed Ucraina, due temi principi per entrambi. Obama tiene particolarmente a questa visita perché all’elezione di Bergoglio hanno contribuito i Vescovi nord-americani, che hanno spinto parecchio per eleggere un Papa “vicino”, nato in Argentina, in Sud-America.Come se con quell’elezione si volesse sfidare (ma ovviamente non si può definire “sfida”) la supremazia europea ed italiana storica nelle elezioni papali. Ciò che più colpisce Obama è come il Papa affronti il tema degli ultimi, cosa che evidentemente non sembrava fare Benedetto XVI, come Bergoglio stia cercando di eliminare tutti quei privilegi acquisiti dalla Chiesa Cattolica durante la sua storia millenaria, compito arduo ma non impossibile. Obama, si potrebbe paradossalmente affermare, vede in Francesco una guida da seguire, vede nel Papa e nelle sue parole un modo per poter cambiare il mondo. E non è un mistero che spesso Francesco I venga citato dal Presidente degli Stati Uniti d’America. Non me ne voglia Renzi, ma forse il premier è più la scusa che non lo scopo di questo viaggio.
Federico Sconocchia Pisoni – @fedescony
Pensieri e parole di un grande blogger italiano. In futuro. Forse. Blogger?
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giovedì 27 marzo 2014
Obama dribbla Renzi e punta al Papa.
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giovedì 6 marzo 2014
Aspettando Mercoledì
Matteo Renzi mercoledì prossimo (come invece ha fatto in
questa settimana) non continuerà a fare il giro delle scuole, a causa di una
dovuta conferenza stampa dopo la svalutazione dell’Italia da parte di Olli Rehn
Il piano per salvare l’italia dell’ex sindaco di Firenze
prevedere tre punti fondamentali: lo Jobs Act (nome dall’antico sapore
anglosassone), il piano casa e il piano scuola, con l’obiettivo di stanziare 2
miliardi di euro per l’edilizia scolastica. Fra i tre, quello più atteso e più
importante è lo Jobs Act.
Jobs Act
Lo Jobs Act è il piano per far ripartire il mercato
lavorativo nel nostro paese. Esso consiste fondamentalmente di tre punti.
Il primo è il sussidio universale di massimo due anni. In
sostanza è una sorta di sussidio di disoccupazione mascherato, ma più elastico.
In questo modo Renzi ha l’intenzione di togliere la cassa integrazione, che mai
come in questi tempi è usata a vantaggio degli imprenditori ed a discapito dei
lavoratori.
Secondo i dati raccolti da Padoan, neo ministro dell’Economia
e delle Finanze, e da Poletti, neo ministro del Lavoro, la copertura finanziaria
corrisponderebbe a 9, 5 miliardi di euro. Una spesa non indifferente. Il
governo infatti non ha ancora chiaramente detto da dove prenderà materialmente
quei soldi.
Il secondo punto riguarda la cosiddetta “garanzia giovani”
ovvero un piano contro la disoccupazione giovanile soprattutto riguardante gli
under 25. In questo caso, però, i fondi verrebbero stanziati dall’Unione
Europea, e corrispondono a 1,5 miliardi di euro.
In che modo verrà spesa questa
somma?
Nella creazione di posti di lavoro, ma soprattutto nella
formazione lavorativa dei giovani. Tutto ciò in realtà era progettato già
durante il governo Letta, dall'allora ministro Giovannini.
Riguardo al terzo punto, Renzi è intenzionato a creare
contratti di lavoro a tempo indeterminato a tutele progressive. Ciò significa che più si va avanti con l’età lavorativa, e più si hanno tutele. Questo,
ovviamente, potrebbe andare a discapito dei giovani, che avrebbero meno tutele
(non che ora ne abbiano molte di più).
Tuttavia rimane l’importanza cruciale di questo piano, che
deve essere attuato il più presto. Il 41,1% di disoccupazione fra i giovani
registrato qualche mese fa è allarmante, come è allarmante la svalutazione da
parte dell’Europa, che ci ha sfiduciato assieme alla Croazia e alla Slovenia,
non proprio due paesi modello.
Il caso Italia rimane al centro dell’attenzione, perché
qualora dovesse fallire, ma già in questo momento, potrebbe creare dei seri
problemi a tutta l’eurozona. D'altronde il nostro paese, checché se ne dica,
rimane di importanza cruciale all'interno dell’Europa, e abbiamo un peso
specifico maggiore di paesi come Grecia o Portogallo (anch'essi, come sappiamo,
colpiti gravemente dalla crisi). Dunque un piano di risanamento dei conti
pubblici attuato dall’Europa, con la forza con cui è stato attuato in Grecia,
sarebbe il punto di arrivo di un processo che vede all'alba il fallimento di un
sogno nato più di cinquant’anni fa, chiamato Europa.
Continueremo a sognare?
Federico Sconocchia Pisoni - @fedescony
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martedì 25 febbraio 2014
La fiducina Renzi
Renzi ieri ha incassato la fiducia. Più che fiducia, fiducina. 169 sì contro 139 no. Letta, dopo l'uscita dalla maggioranza di Forza Italia, aveva avuto quattro voti in più.
Ma Renzi è fiducioso, e pronto:
questo il suo ultimo tweet.
Quello che doveva chiarire, lo ha chiarito subito nel suo discorso. Non è andato alle elezioni, dice, perché con la legge elettorale formulata dalla corte costituzionale, si sarebbe tornati ad una situazione di stallo, e ciò non era ammissibile in una situazione drammatica come la nostra. Renzi risponde anche ai Cinque Stelle, dicendo loro che il PD non si è mai tirato indietro quando ci sono state le elezioni, e anzi, come dimostrano le ultime regionali, spesso le ha vinte.
Già da qui si intuisce che non è stato un discorso "istituzionale", bensì si avvicinava più ad un comizio elettorale. Come al solito ha attaccato i grillini, ma ha attaccato anche il "palazzo", che lui ha sempre combattuto (sebbene ora per lui sia più difficile attaccare un'istituzione di cui fa parte).
Il secondo punto del suo programma tocca l'Europa.
Renzi auspica che in un futuro prossimo l'Italia sia a capo politicamente dell'Europa. E' sempre più evidente che sia ormai un comizio elettorale. Spesso si scaglia contro i suoi avversari politici, il Movimento Cinque Stelle, prendendo posizioni esattamente all'opposto di quelle prese dai grillini, e spesso li prende anche in giro. E' vero, lui ora è "passato dall'altra parte" ma è l'unico che ha avuto il coraggio di sporcarsi le mani, mentre i grillini hanno avuto paura.
Più che chiedere la fiducia, ha elencato punto per punto le cose che vuole fare, quasi non tenendo conto della maggioranza che ha. A dire la verità, un po' ne ha dovuto tener conto, per esempio sulla giustizia, dove è stato piuttosto vago. Ha parlato molto da sindaco, dei problemi della giustizia che più toccano la gente da vicino, citando molti esempi concreti, come è nel suo stile, ma non è andato al nocciolo della questione.
Perché sì, agli occhi della gente sembra che il suo governo sia più una sorta di consiglio comunale, dove i ministri diventano assessori, ma la linea la decide sostanzialmente e soltanto il leader, il sindaco, il premier. Non possiamo sapere quanto possa essere efficace questo metodo, forse potrebbe funzionare, forse no, ma è chiaro che abbia scelto delle persone alquanto anonime, e quasi prive di personalità (o almeno con molta meno personalità rispetto ai ministri del recente passato). Viene da pensare che le abbia scelte quasi come prestanome.
Ha toccato poi molti altri temi, che direttamente od indirettamente già sappiamo, quali scuola, riforme, pubblica amministrazione (vuole fissare un tempo determinato per i dirigenti nella PA). Sostanzialmente non ha aggiunto molto di nuovo.
Quello che mi viene da dire, è che nel suo discorso-comizio, non ha mai strizzato l'occhio al Senato, ha fatto capire chiaramente che le cose che ha deciso di fare le farà e basta, senza mezzi termini, e qualora gli venisse impedito, saranno loro a vedersela con gli italiani. E' ovvio pensare che Renzi voglia passare da martire alla fine di questa sua esperienza. E paradossalmente un suo fallimento potrebbe garantire una vittoria alle prossime elezioni.
Ma anche quando si sbaglia, bisogna sbagliare bene.
Federico Sconocchia Pisoni
P.S.: Ieri a "Speciale Ballarò" Scalfaro ha fatto outing, sostenendo che Renzi ha silurato Letta nel momento in cui stava cominciando a far vedere qualcosa di positivo. Sarà vero? Non sarà vero? Il dubbio sorge, ovviamente, e farebbe di Renzi un politico "vecchio stile".
Ma Renzi è fiducioso, e pronto:
Ok il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio.Domani scuole, lavoratori,imprenditori,sindaci a Treviso. #lavoltabuona
questo il suo ultimo tweet.
Quello che doveva chiarire, lo ha chiarito subito nel suo discorso. Non è andato alle elezioni, dice, perché con la legge elettorale formulata dalla corte costituzionale, si sarebbe tornati ad una situazione di stallo, e ciò non era ammissibile in una situazione drammatica come la nostra. Renzi risponde anche ai Cinque Stelle, dicendo loro che il PD non si è mai tirato indietro quando ci sono state le elezioni, e anzi, come dimostrano le ultime regionali, spesso le ha vinte.
Già da qui si intuisce che non è stato un discorso "istituzionale", bensì si avvicinava più ad un comizio elettorale. Come al solito ha attaccato i grillini, ma ha attaccato anche il "palazzo", che lui ha sempre combattuto (sebbene ora per lui sia più difficile attaccare un'istituzione di cui fa parte).
Il secondo punto del suo programma tocca l'Europa.
Nella tradizione europeista sta la parte migliore dell'Italia
Renzi auspica che in un futuro prossimo l'Italia sia a capo politicamente dell'Europa. E' sempre più evidente che sia ormai un comizio elettorale. Spesso si scaglia contro i suoi avversari politici, il Movimento Cinque Stelle, prendendo posizioni esattamente all'opposto di quelle prese dai grillini, e spesso li prende anche in giro. E' vero, lui ora è "passato dall'altra parte" ma è l'unico che ha avuto il coraggio di sporcarsi le mani, mentre i grillini hanno avuto paura.
Più che chiedere la fiducia, ha elencato punto per punto le cose che vuole fare, quasi non tenendo conto della maggioranza che ha. A dire la verità, un po' ne ha dovuto tener conto, per esempio sulla giustizia, dove è stato piuttosto vago. Ha parlato molto da sindaco, dei problemi della giustizia che più toccano la gente da vicino, citando molti esempi concreti, come è nel suo stile, ma non è andato al nocciolo della questione.
Perché sì, agli occhi della gente sembra che il suo governo sia più una sorta di consiglio comunale, dove i ministri diventano assessori, ma la linea la decide sostanzialmente e soltanto il leader, il sindaco, il premier. Non possiamo sapere quanto possa essere efficace questo metodo, forse potrebbe funzionare, forse no, ma è chiaro che abbia scelto delle persone alquanto anonime, e quasi prive di personalità (o almeno con molta meno personalità rispetto ai ministri del recente passato). Viene da pensare che le abbia scelte quasi come prestanome.
Ha toccato poi molti altri temi, che direttamente od indirettamente già sappiamo, quali scuola, riforme, pubblica amministrazione (vuole fissare un tempo determinato per i dirigenti nella PA). Sostanzialmente non ha aggiunto molto di nuovo.
Quello che mi viene da dire, è che nel suo discorso-comizio, non ha mai strizzato l'occhio al Senato, ha fatto capire chiaramente che le cose che ha deciso di fare le farà e basta, senza mezzi termini, e qualora gli venisse impedito, saranno loro a vedersela con gli italiani. E' ovvio pensare che Renzi voglia passare da martire alla fine di questa sua esperienza. E paradossalmente un suo fallimento potrebbe garantire una vittoria alle prossime elezioni.
Ma anche quando si sbaglia, bisogna sbagliare bene.
Federico Sconocchia Pisoni
P.S.: Ieri a "Speciale Ballarò" Scalfaro ha fatto outing, sostenendo che Renzi ha silurato Letta nel momento in cui stava cominciando a far vedere qualcosa di positivo. Sarà vero? Non sarà vero? Il dubbio sorge, ovviamente, e farebbe di Renzi un politico "vecchio stile".
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venerdì 21 febbraio 2014
Finanziamento pubblico ai partiti: quando in Italia si considera solo l'eccezione
Non ci sarà più il finanziamento pubblico ai partiti. Dopo circa vent'anni il volere del popolo è stato esaudito.
Aspettate però, in realtà ci sono ancora tre anni per spendere e spandere. Che si sbrigassero!
A parte le battute, la legge che vieta il finanziamento pubblico ai partiti è stata varata. Quindi i grillini hanno ottenuto quello che volevano, finalmente!
No, i grillini in realtà hanno protestato. Tanto per cambiare. Si lamentano perché questa legge verrà messa in atto nel 2017. Giustamente, aggiungo io. Se bisogna fare una legge, che si faccia per bene.
Ma riguardo tutta questa faccenda, sono molto più che scettico. Sono scettico perché in questo paese vengono sempre prese come norma le eccezioni, quando invece sono, appunto, eccezioni. In nessun paese civile del mondo è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Come non è stato mai abolito il finanziamento pubblico ai giornali, cosa che ancora, per fortuna, in Italia non è successa.
Cosa succede all'estero.
Francia
In Francia il finanziamento pubblico ai partiti è diviso in due tranche. Nella prima tranche il finanziamento viene attribuito ad ogni formazione che abbia presentato dei candidati che abbiano ottenuto almeno l'1% dei voti in almeno 50 circoscrizioni.
Nella seconda tranche è proporzionale al numero di parlamentari che si dichiarano iscritti a ciascun partito.
Germania
Viene stabilito a monte un tetto massimo complessivo, ed a ogni partito vanno 70 centesimi per voto conquistato alle elezioni.
Gran Bretagna
Anche in Gran Bretagna, checché se ne dica, c'è una sorta di finanziamento pubblico ai partiti, un tetto massimo destinato ai partiti che sono all'opposizione, a seconda del loro peso politico.
USA
Negli Stati Uniti, come è ben noto, sono i privati che danno il maggiore contributo ai politici. Questo sistema ha portato a crescenti lamentele nel paese, perché vedrebbe i politici schiavi delle lobby che li finanziano. Sarà contento Beppe Grillo.
Detto ciò c'è anche un piccolo finanziamento pubblico, durante la campagna elettorale.
Ora, è ovvio che i partiti abbiano esagerato negli anni, e le recenti inchieste non fanno altro che provarlo. Sono pienamente d'accordo con SEL quando dice che è stata persa un'occasione per riformulare la legge in materia.
Di fatti, in un paese intelligente, si sarebbe reagito in un modo intelligente a questi scandali.
Ma questo forse, non è un paese intelligente.
Federico Sconocchia Pisoni
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lunedì 17 febbraio 2014
Renzi incaricato
Ora è ufficiale: Matteo Renzi è
stato incaricato dal Presidente della Repubblica per formare un nuovo governo.
Dopo un colloquio durato poco più di mezz'ora, ha parlato alla stampa
delineando un'agenda molto precisa per i prossimi mesi. Oggi incontrerà i presidenti
di camera e senato, poi andrà a Firenze per sbrigare pratiche amministrative,
ed infine tornerà a Roma stasera. Domani inizieranno le consultazioni formali.
Renzi prevede entro il mese di febbraio un lavoro urgente sulle riforme
costituzionali ed elettorali, a Marzo la riforma del lavoro, ad aprile la
riforma della pubblica amministrazione, e a maggio il fisco.
Quello che mi sento di dire è che posso
apprezzare lo sforzo di essersi messo in gioco. Indubbiamente deve spiegare
questa sua incoerenza (inutile ribadire che più volte ha detto di non voler
togliere l'incarico a Letta, per sintetizzare ricordo soltanto l'hashtag
#enricostaisereno) e probabilmente, con questa scelta, ha perso tanti voti. Ha
assunto un comportamento da vecchia politica, che forse, oggi come oggi, è un po'
demodè.
Ha
delineato un'agenda molto puntuale, che se riuscirà ad attuare potrà volgere a
suo favore nelle
prossime elezioni. Il guaio è che probabilmente con questa maggioranza sarà
difficile fare ciò che vuole fare, Alfano ancora non si capisce cosa voglia
trarre da questa situazione, e come al solito ci sono le solite rotture all'interno del PD.
Non è fuori di discussione il fatto che possa
aver bruciato la sua figura politica con questa scelta.
MOVIMENTO CINQUE STELLE
Al
contrario dei M5S, Matteo Renzi si è buttato dentro, lui dice per il bene del
paese (sono scettico, ma magari lui ci crede davvero, dipende tutto da quello
che farà nei prossimi mesi) cosa che, appunto, i cinque stelle non hanno fatto,
preferendo la coerenza.
E
in tutto ciò, cosa ne pensano gli italiani?
Non
scordiamoci che probabilmente in questi momenti di crisi politica (ed
economica) che ricordano molto gli inizi degli anni '90, il paese vuole un uomo
che risolva i problemi, sebbene sia incoerente. Diciamo che in questi ultimi
anni abbiamo avuto ampia dimostrazione di ciò.
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domenica 16 febbraio 2014
Il "golpe" Renzi?
"Golpe!"
Questo è il termine più usato-ed abusato- in questi giorni (soprattutto dal M5S), riferito all'ascesa di Matteo Renzi, sindaco di Firenze e segretario del PD, a palazzo Chigi.
Ho sentito tante volte dire questa parola: "golpe". Questa volta ho preso il coraggio a due mani e sono andato a cercare sul vocabolario il significato di questo termine (sì, uso ancora i vocabolari).
Gòlpe: [letteralmente "colpo", sottinteso De Estado (di stato)] Colpo di stato, specialmente quando sia attuato dagli alti ufficiali delle Forze Armate in un paese dell'America Latina.
Ecco, siamo diventati sudamericani e neanche ce ne eravamo accorti. Hasta la vista!
A parte gli scherzi, per golpe di stato si intende, per l'appunto, un colpo di stato, ovvero quando in un paese si insedia un governo illegalmente.
Era ovvio che qualcuno avesse gridato al "golpe" in questi giorni; e se qualcuno ha usato tale termine soltanto per enfatizzare lo stato attuale delle cose, molti altri seguendo tale scia, hanno creduto che veramente ci fosse in atto un colpo di stato mascherato.
Dopo tutta questa riflessione mi è venuto in mente di ripetere qualcosa di banale, qualcosa che già altri hanno detto nelle ultime ore. So che a qualche movimento ciò possa non piacere, ma non siamo in una democrazia diretta, ma parlamentare, dunque non è il popolo che decide chi è il Presidente del Consiglio, ma le camere (composte da senatori e deputati). Quelli sì, eletti dal popolo.
Volendo esagerare a mia volta, in maniera paradossale si può affermare che il vero colpo di stato ci sarebbe stato se il popolo avesse eletto direttamente il Presidente del Consiglio.
Però queste voci, io posso comprenderle. Già una volta era successa una cosa simile, protagonista l'acerrimo nemico di Renzi, Massimo d'Alema, nel 1998.
E la situazione è simile. Un compagno di partito ha progettato di far cadere il governo del suo stesso partito per avere, detto grossolanamente, potere.
Un'unica differenza però. All'epoca non c'era il "governo delle larghe intese". Dunque, a mio avviso, la situazione era più grave, perché nel 1998 non c'era il minimo bisogno di far cadere il Governo Prodi I. Ma questa è tutta un'altra storia...
Inoltre queste sono supposizioni. E' legittimo pensare che Renzi abbia voluto questa "svolta" perché pensa di poter aiutare veramente il paese.
Le spiegazioni della "staffetta"
Sì, è vero, questo passaggio, questa "staffetta", potrebbe sembrare qualcosa di losco, e ad alcuni può far paura anche.
Personalmente non approvo questa situazione, e pur non ritenendomi elettore PD, ritengo che sia stata una mossa avventata quella di Renzi, forse era meglio passare per le urne... o forse no?
Infatti i sondaggi dicevano che se si fosse andati alle elezioni, non sarebbe stato il partito di Renzi a vincere, ma la compagine di destra, guidata dal leader- non leader Silvio Berlusconi.
L'unica spiegazione che si può dare, dunque, è che Renzi voglia andare alle prossime elezioni (2014? 2015? 2016? 2017? 2018?) con qualcosa in mano, facendo vedere che lui è la persona che effettivamente può cambiare le cose in questo paese.
Inoltre c'è chi sostiene che abbia deciso ora, proprio ora, di far cadere il governo ed insediarcisi, per poter presiedere alla presidenza del consiglio Europeo (ricordo che la presidenza -citando Wikipedia-:
consiste nella responsabilità di gestire e coordinare il funzionamento del Consiglio dell'Unione europea nelle sue varie formazioni. Tale carica ruota ogni sei mesi tra i diversi stati membri dell'Unione europea e non è ricoperta da una singola persona, ma è esercitata dall'intero governo del Paese che detiene la presidenza di turno).
Forse perché mosso da un vivo desiderio di cambiare l'Europa? Di uscire definitivamente dalla morsa ideologica (e fallimentare) dell'austerity?
Il tempo darà le sue risposte, per ora la situazione è troppo confusa. Speriamo solo che non venga a Roma in treno come fece Mussolini. Sarebbe un assist troppo grande per i "complottisti"
Federico Sconocchia Pisoni
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