Ieri Renzi ha parlato alla Camera dei Deputati in vista del vertice UE di oggi e domani. Come già spiegato in conferenza stampa, in presenza della Merkel, il premier ha ribadito che l’Europa non deve essere l’alibi dei nostri problemi. Tuttavia non ha parlato solo di come l’Europa non debba comportarsi con noi. Renzi ha parlato soprattutto del suo progetto europeo, che già aveva in parte espresso nella presentazione al tempio di Adriano del nuovo libro di Massimo D’Alema “Non solo euro”.Un punto importante per l’ex sindaco di Firenze è quello di rivalutare il Mar Mediterraneo, che non deve essere visto come un confine di frontiera. L’Europa, secondo il premier, se ne deve riappropriare, è un mare che deve tornare ad essere il cuore dell’unione. E’ dell’altro ieri infatti la notizia dello sbarco di altri immigrati in Sicilia, salvati dalle forze italiane. Ed è forse il punto più dolente della politica estera europea, perché è un problema che tocca i confini dell’Europa. Confini che vengono ritenuti europei soltanto quando fa comodo. E’ paradossale trovarsi in un’Europa che cerca di esportare la democrazia, ma che non riesce ad accogliere chi la cerca.
Renzi ha spiegato così il perché del suo primo viaggio internazionale
in Tunisia, fatto apposta per chiarire a tutti quanto egli tenga a
ricostruire un’Europa che abbia al centro del proprio progetto il mare
Mediterraneo. Il Mare Nostrum, come nell’antica Roma. Ma il punto forse più importante su cui si è soffermato Renzi è quello di migliorare l’Italia per migliorare l’Europa. Infatti secondo il premier è necessario (per non dire obbligatorio), prima di poter dettare la linea all’Europa, avviare quel progetto di riforme presentato dal governo atto a migliorare il mercato del lavoro e l’economia nazionale. Solo una volta fatto ciò, ed avendo così dimostrato che l’Italia è un paese che può davvero comandare in Europa, si può andare a Bruxelles con il coltello dalla parte del manico. E secondo l’ex sindaco di Firenze l’Italia potrebbe essere per un lungo periodo di tempo leader dell’Europa, scavalcando le “concorrenze” di Germania e Francia. Sono già tante le accuse che ha rivolto Renzi all’UE, una su tutte quel tetto massimo del 3% riguardante il deficit/PIL che egli ha definito “anacronistico”.
Ma, come già detto, non siamo ancora abbastanza forti per poter dettare
legge a paesi come la Germania, la Francia, od altri. E’ difficile
poter fare la voce grossa dopo aver visto passare in meno di tre anni
quattro governi (Berlusconi, Monti, Letta e Renzi). Pur non potendo
ancora dettare legge, Renzi ha però già in mente una cosa fondamentale,
che abbiamo capito durante questi ultimi sei anni: la finanza deve essere sottoposta alla politica. E’ inutile fare tanti discorsi di cambiamento se non riusciamo a svincolare la finanza dalla politica. E’ un modo di fare che va avanti da quasi quarant’anni, ed ha portato soltanto maggiori disuguaglianze e più povertà.
E’ questa forse la sfida più grossa per Matteo Renzi.
Migliorare l’Italia facendo capire che possiamo essere i protagonisti
del cambiamento. E il cambiamento non è uscire dall’euro, come sostiene
qualcuno.
Ma è proprio quel “qualcuno” l’ostacolo più grande fra Renzi e l’Europa.
Federico Sconocchia Pisoni - @fedescony
Pensieri e parole di un grande blogger italiano. In futuro. Forse. Blogger?
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mercoledì 19 marzo 2014
Renzi sfida l'Europa
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martedì 18 marzo 2014
Renzi in Europa
L’incontro tanto atteso è avvenuto; Renzi nella giornata di ieri ha incontrato la cancelliera tedesca Angela Merkel,
e i due sono diventati subito amici (almeno così è sembrato
dall’atteggiamento del premier italiano, che si è rivolto al primo
ministro tedesco addirittura chiamandolo per nome).La Merkel, dopo aver esaminato il piano di riforme stilato da Matteo Renzi (ma soprattutto dopo aver ricevuto l’ok da parte del proprio ministro delle finanze Schäuble) si è detta favorevole, a patto però che si rispetti il fiscal compact, tanto a cuore alla Germania. L’Italia, ricorda, presiederà alla commissione per la disoccupazione giovanile, e dunque avrà l’occasione per dimostrare ciò che intende fare nel settore. Durante la conferenza stampa, Renzi sembra essere molto a suo agio, forse troppo, tanto da ricordare per qualche attimo Silvio Berlusconi. Inizia il suo discorso con un “grazie Angela”
ma poi si fa subito serio. La prima parte del discorso verte sul ruolo
che ha l’Europa nei confronti dell’Italia, egli infatti chiarisce subito
che le riforme che ha in mente il governo non vengono fatte per
compiacere l’Europa, ma perché “ce lo chiedono i nostri figli”.
E’ un’affermazione molto importante, che ribadisce per l’ennesima volta
un concetto tanto caro al neo premier, ovvero quello di affermare l’importanza dell’Italia nello scacchiere geo-politico europeo. D’altronde già nell’intervista al TG5 aveva affermato che “l’Italia non è un alunno somaro da mettere dietro la lavagna.
Riconquistiamo l’orgoglio di essere italiani”. Una frase che forse
potrebbe piacere poco alla sinistra, ma che in questi tempi è
assolutamente condivisibile ed utile per dare fiducia al paese. Come in
quasi tutte le conferenze stampa (era già successo al congresso del PSE, alla conferenza stampa sullo Jobs Act e ieri con la Merkel), Renzi ha ricordato il suo trascorso da sindaco di Firenze, auspicando un “nuovo rinascimento”
per l’Europa, termine assai caro agli intellettuali europei. E’ un
fenomeno tutto italiano quello del rinascimento, e non a caso è stato
citato dal premier italiano. Certo, c’è una buona percentuale di amor
proprio nell’aver espresso quella frase, ma è un modo per ribadire
l’importanza non solo economica dell’Italia nell’Unione, ma anche
storica. Inutile ricordare di essere stati fra i padri fondatori dell’Unione Europea. Renzi continua però a rassicurare l’Europa: “L’Italia non chiede di sforare i limiti di Maastricht, non vuole cambiare le regole dando il messaggio che le regole sono cattive e che vengono da qualcuno fuori da noi: le regole ce le siamo date insieme, e sono importanti”. Ma allo stesso tempo, continua, per far ripartire il paese bisogna crescere, bisogna fare cioè quello che i governi precedenti (Monti e Letta) non hanno saputo fare: sì, è opportuno ridurre la spesa pubblica, ma è necessario, oserei dire doveroso, far ripartire l’economia interna,
creare più domanda. E su questo neanche la Merkel ha avuto niente da
obiettare, sono le basi dell’economia. La Germania, e l’Europa, sono
favorevoli a delle riforme che vadano in questo senso, l’importante però
è che non si superi quel limite deficit/PIL fissato al 3%,
limite invalicabile, come le colonne d’ercole per l’antica grecia. Ma è
normale avere questo punto di vista, soprattutto nei confronti di un
paese che è sempre stato incapace di fare delle serie riforme, e che
negli ultimi tempi ha spesso sfiorato la bancarotta. La Merkel aggiunge
che i risultati delle riforme si vedono dopo due-tre anni, di fatto smorzando l’entusiasmo che si era creato intorno al segretario del PD. Renzi, dal canto suo, aggiunge che il suo “Jobs Act” è in realtà apprezzato in Italia, ma non è visto di buon occhio dai sindacati, ai quali dice però che l’unico modo per far ripartire il mercato del lavoro è quello di semplificare il mercato stesso. Detto ciò, non è vero che si viene a creare più precarietà.
Come primo “esame” europeo possiamo affermare che Renzi se la sia cavata abbastanza bene, ricevendo un sì, forse più per disperazione che ottimista, da parte della Merkel, che a quanto è sembrato, si è detta favorevole all’aumento percentuale del deficit/PIL: l’importante è che poi ciò porti qualche risultato buono. La questione più importante nell’incontro di ieri sembra però essere legato alle prossime elezioni europee. Entrambi i premier vivono con terrore la possibile vittoria delle forze anti-europeiste, e stanno correndo subito ai ripari, per evitare il peggio. Di fatti il problema populismo, che rischia di compromettere decenni di lavoro diplomatico, non esiste solo in Italia, ma anche in Germania, dove potrebbe sembrare paradossale il pericolo dell’anti-europeismo.
Il problema, forse, è che sia troppo tardi ora. Oppure no?
Federico Sconocchia Pisoni - @fedescony
Come primo “esame” europeo possiamo affermare che Renzi se la sia cavata abbastanza bene, ricevendo un sì, forse più per disperazione che ottimista, da parte della Merkel, che a quanto è sembrato, si è detta favorevole all’aumento percentuale del deficit/PIL: l’importante è che poi ciò porti qualche risultato buono. La questione più importante nell’incontro di ieri sembra però essere legato alle prossime elezioni europee. Entrambi i premier vivono con terrore la possibile vittoria delle forze anti-europeiste, e stanno correndo subito ai ripari, per evitare il peggio. Di fatti il problema populismo, che rischia di compromettere decenni di lavoro diplomatico, non esiste solo in Italia, ma anche in Germania, dove potrebbe sembrare paradossale il pericolo dell’anti-europeismo.
Il problema, forse, è che sia troppo tardi ora. Oppure no?
Federico Sconocchia Pisoni - @fedescony
domenica 16 febbraio 2014
Il "golpe" Renzi?
"Golpe!"
Questo è il termine più usato-ed abusato- in questi giorni (soprattutto dal M5S), riferito all'ascesa di Matteo Renzi, sindaco di Firenze e segretario del PD, a palazzo Chigi.
Ho sentito tante volte dire questa parola: "golpe". Questa volta ho preso il coraggio a due mani e sono andato a cercare sul vocabolario il significato di questo termine (sì, uso ancora i vocabolari).
Gòlpe: [letteralmente "colpo", sottinteso De Estado (di stato)] Colpo di stato, specialmente quando sia attuato dagli alti ufficiali delle Forze Armate in un paese dell'America Latina.
Ecco, siamo diventati sudamericani e neanche ce ne eravamo accorti. Hasta la vista!
A parte gli scherzi, per golpe di stato si intende, per l'appunto, un colpo di stato, ovvero quando in un paese si insedia un governo illegalmente.
Era ovvio che qualcuno avesse gridato al "golpe" in questi giorni; e se qualcuno ha usato tale termine soltanto per enfatizzare lo stato attuale delle cose, molti altri seguendo tale scia, hanno creduto che veramente ci fosse in atto un colpo di stato mascherato.
Dopo tutta questa riflessione mi è venuto in mente di ripetere qualcosa di banale, qualcosa che già altri hanno detto nelle ultime ore. So che a qualche movimento ciò possa non piacere, ma non siamo in una democrazia diretta, ma parlamentare, dunque non è il popolo che decide chi è il Presidente del Consiglio, ma le camere (composte da senatori e deputati). Quelli sì, eletti dal popolo.
Volendo esagerare a mia volta, in maniera paradossale si può affermare che il vero colpo di stato ci sarebbe stato se il popolo avesse eletto direttamente il Presidente del Consiglio.
Però queste voci, io posso comprenderle. Già una volta era successa una cosa simile, protagonista l'acerrimo nemico di Renzi, Massimo d'Alema, nel 1998.
E la situazione è simile. Un compagno di partito ha progettato di far cadere il governo del suo stesso partito per avere, detto grossolanamente, potere.
Un'unica differenza però. All'epoca non c'era il "governo delle larghe intese". Dunque, a mio avviso, la situazione era più grave, perché nel 1998 non c'era il minimo bisogno di far cadere il Governo Prodi I. Ma questa è tutta un'altra storia...
Inoltre queste sono supposizioni. E' legittimo pensare che Renzi abbia voluto questa "svolta" perché pensa di poter aiutare veramente il paese.
Le spiegazioni della "staffetta"
Sì, è vero, questo passaggio, questa "staffetta", potrebbe sembrare qualcosa di losco, e ad alcuni può far paura anche.
Personalmente non approvo questa situazione, e pur non ritenendomi elettore PD, ritengo che sia stata una mossa avventata quella di Renzi, forse era meglio passare per le urne... o forse no?
Infatti i sondaggi dicevano che se si fosse andati alle elezioni, non sarebbe stato il partito di Renzi a vincere, ma la compagine di destra, guidata dal leader- non leader Silvio Berlusconi.
L'unica spiegazione che si può dare, dunque, è che Renzi voglia andare alle prossime elezioni (2014? 2015? 2016? 2017? 2018?) con qualcosa in mano, facendo vedere che lui è la persona che effettivamente può cambiare le cose in questo paese.
Inoltre c'è chi sostiene che abbia deciso ora, proprio ora, di far cadere il governo ed insediarcisi, per poter presiedere alla presidenza del consiglio Europeo (ricordo che la presidenza -citando Wikipedia-:
consiste nella responsabilità di gestire e coordinare il funzionamento del Consiglio dell'Unione europea nelle sue varie formazioni. Tale carica ruota ogni sei mesi tra i diversi stati membri dell'Unione europea e non è ricoperta da una singola persona, ma è esercitata dall'intero governo del Paese che detiene la presidenza di turno).
Forse perché mosso da un vivo desiderio di cambiare l'Europa? Di uscire definitivamente dalla morsa ideologica (e fallimentare) dell'austerity?
Il tempo darà le sue risposte, per ora la situazione è troppo confusa. Speriamo solo che non venga a Roma in treno come fece Mussolini. Sarebbe un assist troppo grande per i "complottisti"
Federico Sconocchia Pisoni
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