Dopo aver incontrato il Papa e Giorgio Napolitano, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha incontrato anche il Presidente del Consiglio Italiano Matteo Renzi. Il discepolo ha avuto finalmente l’occasione di incontrare il maestro, e per discepolo non intendo solo Renzi, ma più in generale l’intera ala della sinistra democratica italiana, dal 2007 raccolta sotto il nome di “Partito Democratico”. Già dalla vittoria alle elezioni presidenziali americane del 2008 il personaggio Obama si era guadagnato la stima dei militanti democratici, con tanto di Obama Night al tempio di Adriano (piazza di Pietra), con la “notte della grande scelta” alla quale partecipò tutta la nomenclatura ex Pci, Pds, Margherita, ovvero il segretario del Pd, Walter Veltroni, il vicesegretario Dario Franceschini, i ministri ombra e i dirigenti del partito. Anche nella giornata di oggi è stato fatto un riferimento al passato, da parte di Matteo Renzi, che ha affermato: “Lo ‘Yes we can’ vale anche per noi oggi”. Battuta infelice per il segretario dei democratici, visto che lo slogan fu già riusato dallo stesso Veltroni per le elezioni del 2008, con il risultato che tutti noi sappiamo. “Tutti i giornalisti italiani sanno che Obama non solo è il presidente Usa: per me e la mia squadra è fonte di ispirazione” ha continuato Renzi, aggiungendo anche che “‘L’Europa ha bisogna di crescita e occupazione”. E questo è il punto forte della politica di Renzi, che sta cercando in tutti i modi di non far vincere alle prossime elezioni europee i partiti populisti anche forzando la mano in Europa. Oggi è arrivato dunque anche l’endorsment di Obama, che oltre ad essere contento dell’energia che ha l’ex sindaco di Firenze, sta anche appoggiando la sua lotta contro l’austerity. Infatti il Presidente degli States, da bravo americano figlio del New Deal, ha dichiarato “Il dibattito fra crescita e austerity è sterile: le finanze pubbliche devono essere in ordine ma più si cresce e più i conti sono in ordine”. Renzi durante la giornata si lascia anche a frasi sentimentalistiche e nostalgiche: “I nostri nonni hanno combattuto per l’Europa, gli Usa hanno combattuto per salvare la democrazia in Europa. Mia mamma piangeva davanti alle immagini del crollo del muro di Berlino. Serve un percorso di unificazione dell’Europa in cui l’Europa sia terra di cooperazione ma anche di crescita e occupazione”. Obama dà dunque il suo ok all’operato di Renzi, dando anche il suo appoggio sulla questione dei marò, questione molto importante, che sembra non prendere una decisiva strada verso la risoluzione. Questa visita è stata anche l’occasione per Obama di riaffermare la disponibilità degli USA a vendere il gas all’Europa, sostituendosi alla Russia eterno nemico, ora più che mai anche nel commercio. Il presidente ha avuto da ridire sulla spending review non solo Italiana, ma più in generale anche europea: “Riconosco che in Europa ci sono opportunità per maggiore efficienza e rendimento nel settore militare, ma c’è un certo impegno irriducibile che i Paesi devono avere se vogliono essere seri nell’alleanza Nato e nella Difesa”. Dunque sembrerebbe una bocciatura anche ai tagli voluti dalla Difesa, soprattutto agli F35. Una giornata intensa chiusa nel modo più americano possibile, il giro nel Colosseo, una visita che ha paralizzato la città con la guida del Ministro della Cultura Dario Franceschini. Il Colosseo lo ha incantato, tanto da fargli esclamare “Eccezionale, incredibile… è più grande di alcuni degli attuali stadi di baseball!”. E per un americano dire una frase del genere è qualcosa che va oltre il semplice complimento. Nonostante tutto la visita di Obama a Roma è stata una visita fondamentale per il cammino che vuole intraprendere l’Italia come protagonista europea e non solo, come vuole il premier Renzi. Premier Renzi che dopo aver incantato molti italiani, dopo aver incantato i partner europei, sembra aver incantato anche Obama. Che sia un predestinato?
Federico Sconocchia Pisoni – @fedescony
Pensieri e parole di un grande blogger italiano. In futuro. Forse. Blogger?
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venerdì 28 marzo 2014
Renzi convince anche Obama
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giovedì 27 marzo 2014
Obama dribbla Renzi e punta al Papa.
Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato: Obama è in Italia. Noi vi terremo informati sull’evento per tutta la sua durata, un evento ha messo in ginocchio quasi tutta Roma, visto che il presidente deli Stati Uniti d’America toccherà vari luoghi della città. Pernotterà a Villa Taverna, nel quartiere Parioli, per tutta la durata della visita; andrà al Quirinale, per parlare col presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ed infine parlerà con il premier Matteo Renzi. Ma l’incontro più atteso (soprattutto dalla stampa americana) è quello con Papa Bergoglio. Infatti lo scopo dell’intera visita sembra essere proprio quello di discutere oggi alle 10.30 con il Vescovo di Roma, piuttosto che parlare con le istituzioni politiche Italiane. Ma perché?
Anzitutto occorre dire che molti personaggi che circondando il Presidente Obama sono cattolici (ed anche lo stesso presidente in gioventù ha collaborato con istituzioni cattoliche): è cattolico John Kerry, il Segretario di Stato, è cattolico Joe Biden, vicepresidente degli States, è cattolico il capo dello staff Denis McDonough, ma è anche cattolica Kathleen Sebelius, segretario della Salute e dei Servizi Umani (corrispondente al nostro Ministero della Salute), che è stata, ed è, al centro del dibattito per la riforma sanitaria (il cosiddetto “Obamacare”), che fra le tante novità proponeva anche di comprendere i costi dei contraccettivi nelle polizze sanitarie dei dipendenti (novità che sembra non piacere affatto all’élite cattolica americana).
Come è ovvio non si toccheranno temi di carattere etico come il diritto all’aborto, dato che le posizioni dei due sono agli antipodi (come è ovvio che sia), ma la discussione verterà prevalentemente su Siria ed Ucraina, due temi principi per entrambi. Obama tiene particolarmente a questa visita perché all’elezione di Bergoglio hanno contribuito i Vescovi nord-americani, che hanno spinto parecchio per eleggere un Papa “vicino”, nato in Argentina, in Sud-America.Come se con quell’elezione si volesse sfidare (ma ovviamente non si può definire “sfida”) la supremazia europea ed italiana storica nelle elezioni papali. Ciò che più colpisce Obama è come il Papa affronti il tema degli ultimi, cosa che evidentemente non sembrava fare Benedetto XVI, come Bergoglio stia cercando di eliminare tutti quei privilegi acquisiti dalla Chiesa Cattolica durante la sua storia millenaria, compito arduo ma non impossibile. Obama, si potrebbe paradossalmente affermare, vede in Francesco una guida da seguire, vede nel Papa e nelle sue parole un modo per poter cambiare il mondo. E non è un mistero che spesso Francesco I venga citato dal Presidente degli Stati Uniti d’America. Non me ne voglia Renzi, ma forse il premier è più la scusa che non lo scopo di questo viaggio.
Federico Sconocchia Pisoni – @fedescony
Anzitutto occorre dire che molti personaggi che circondando il Presidente Obama sono cattolici (ed anche lo stesso presidente in gioventù ha collaborato con istituzioni cattoliche): è cattolico John Kerry, il Segretario di Stato, è cattolico Joe Biden, vicepresidente degli States, è cattolico il capo dello staff Denis McDonough, ma è anche cattolica Kathleen Sebelius, segretario della Salute e dei Servizi Umani (corrispondente al nostro Ministero della Salute), che è stata, ed è, al centro del dibattito per la riforma sanitaria (il cosiddetto “Obamacare”), che fra le tante novità proponeva anche di comprendere i costi dei contraccettivi nelle polizze sanitarie dei dipendenti (novità che sembra non piacere affatto all’élite cattolica americana).
Come è ovvio non si toccheranno temi di carattere etico come il diritto all’aborto, dato che le posizioni dei due sono agli antipodi (come è ovvio che sia), ma la discussione verterà prevalentemente su Siria ed Ucraina, due temi principi per entrambi. Obama tiene particolarmente a questa visita perché all’elezione di Bergoglio hanno contribuito i Vescovi nord-americani, che hanno spinto parecchio per eleggere un Papa “vicino”, nato in Argentina, in Sud-America.Come se con quell’elezione si volesse sfidare (ma ovviamente non si può definire “sfida”) la supremazia europea ed italiana storica nelle elezioni papali. Ciò che più colpisce Obama è come il Papa affronti il tema degli ultimi, cosa che evidentemente non sembrava fare Benedetto XVI, come Bergoglio stia cercando di eliminare tutti quei privilegi acquisiti dalla Chiesa Cattolica durante la sua storia millenaria, compito arduo ma non impossibile. Obama, si potrebbe paradossalmente affermare, vede in Francesco una guida da seguire, vede nel Papa e nelle sue parole un modo per poter cambiare il mondo. E non è un mistero che spesso Francesco I venga citato dal Presidente degli Stati Uniti d’America. Non me ne voglia Renzi, ma forse il premier è più la scusa che non lo scopo di questo viaggio.
Federico Sconocchia Pisoni – @fedescony
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venerdì 21 febbraio 2014
Finanziamento pubblico ai partiti: quando in Italia si considera solo l'eccezione
Non ci sarà più il finanziamento pubblico ai partiti. Dopo circa vent'anni il volere del popolo è stato esaudito.
Aspettate però, in realtà ci sono ancora tre anni per spendere e spandere. Che si sbrigassero!
A parte le battute, la legge che vieta il finanziamento pubblico ai partiti è stata varata. Quindi i grillini hanno ottenuto quello che volevano, finalmente!
No, i grillini in realtà hanno protestato. Tanto per cambiare. Si lamentano perché questa legge verrà messa in atto nel 2017. Giustamente, aggiungo io. Se bisogna fare una legge, che si faccia per bene.
Ma riguardo tutta questa faccenda, sono molto più che scettico. Sono scettico perché in questo paese vengono sempre prese come norma le eccezioni, quando invece sono, appunto, eccezioni. In nessun paese civile del mondo è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Come non è stato mai abolito il finanziamento pubblico ai giornali, cosa che ancora, per fortuna, in Italia non è successa.
Cosa succede all'estero.
Francia
In Francia il finanziamento pubblico ai partiti è diviso in due tranche. Nella prima tranche il finanziamento viene attribuito ad ogni formazione che abbia presentato dei candidati che abbiano ottenuto almeno l'1% dei voti in almeno 50 circoscrizioni.
Nella seconda tranche è proporzionale al numero di parlamentari che si dichiarano iscritti a ciascun partito.
Germania
Viene stabilito a monte un tetto massimo complessivo, ed a ogni partito vanno 70 centesimi per voto conquistato alle elezioni.
Gran Bretagna
Anche in Gran Bretagna, checché se ne dica, c'è una sorta di finanziamento pubblico ai partiti, un tetto massimo destinato ai partiti che sono all'opposizione, a seconda del loro peso politico.
USA
Negli Stati Uniti, come è ben noto, sono i privati che danno il maggiore contributo ai politici. Questo sistema ha portato a crescenti lamentele nel paese, perché vedrebbe i politici schiavi delle lobby che li finanziano. Sarà contento Beppe Grillo.
Detto ciò c'è anche un piccolo finanziamento pubblico, durante la campagna elettorale.
Ora, è ovvio che i partiti abbiano esagerato negli anni, e le recenti inchieste non fanno altro che provarlo. Sono pienamente d'accordo con SEL quando dice che è stata persa un'occasione per riformulare la legge in materia.
Di fatti, in un paese intelligente, si sarebbe reagito in un modo intelligente a questi scandali.
Ma questo forse, non è un paese intelligente.
Federico Sconocchia Pisoni
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