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domenica 8 novembre 2015

"Sinistra italiana": più 'contro' che 'per'

Ci sono cascati ancora, ancora una volta. Eppure si pensava di aver superato quella stagione politica, quando nella sinistra c'era ben poco di costruttivo, e molto di distruttivo. Allora era stato creato un listone "anti-Berlusconi", e non aveva portato a grandi risultati. Oggi il nemico è Renzi, e non credo potrà portare a qualcosa di migliore.

Il vero problema non è l'iniziativa politica. Che dovesse nascere prima o poi un partito a sinistra era questione di minuti. Ciò che personalmente mi avvilisce sono le modalità. Il teatro, i protagonisti. Se davvero si vuole creare un organizzazione che sia costruttiva e portatrice di nuovi ideali e progetti, non è certo questo il metodo. Anche perché Renzi non è Berlusconi, è molto più forte e risoluto. Ma soprattutto, checché se ne dica, sta facendo riforme e cambiando radicalmente il paese (che si sia favorevoli o contrari).

Non basterà attaccarlo per vincere e governare lungamente. Servirà un progetto comune, mentre qua si prospetta un PD dei poveri, una 'Sinistra Arcobaleno' 2.0, che non poterà a nessun altro risultato se non quello di cercare di indebolire il PD renziano e aumentare i consensi nei cinque stelle e alla destra.

Ma forse è solo quello il motivo della nascita di "Sinistra Italiana". Il nuovo bluff, made in Italy. A questo punto è preferibile un movimento come "Possibile" di Civati, almeno nell'emulare movimenti stranieri ha un idea ben precisa (per quanto opinabile) che non sia un semplice "contro-Renzi".

Speriamo che i giovani interessanti a "Sinistra Italiana" riescano a scalzare i vecchi dirigenti avidi di potere e colmi di vecchie parole, e trasformare quel movimento da "contro" a "per".

Twitter: @FedeScony
Instagram: fede.scony
http://radio.uniroma3.it/programmi/radar

lunedì 14 settembre 2015

Ecco perché odiare il PD... e gli shottini

Ho trovato, solo ora, un motivo per odiare il Partito Democratico.

Mi è stato raccontato da un militante quanto segue. Luogo: festa dell'Unità a Milano. Dopo i tavoli di discussione, la sera si ballava e si bevevano alcolici. Tralasciando la tristezza che personalmente mi fa immaginare militanti che ballano e bevono in una festa di partito (ma è lecito, legittimo, e a molti effettivamente può piacere - lo dico senza malizia), ciò che mi ha irritato è legato agli alcolici. Erano stati dati nomi a tutti gli shottini (o shortini che dir si voglia): "Italicum", "Patto del Nazareno". Ma un nome mi ha irrigidito ed irritato. Si poteva bere anche il "Fassina Chi?".

Più del Jobs Act, più dell'Italicum, più de "La Buona Scuola", più di qualsiasi altra cosa che potrebbe farmi rivalutare in negativo il PD, questa mitizzazione dell'arroganza mi ha svegliato. Tardi? Sono stato uno scemo fino ad ora? Sì, può darsi. Non me ne ero accorto? Certo che me ne ero accorto, ma potevo farlo rientrare nella logica della tenzone politicense. Ma questo modo vigliacco, di prendere in giro un ex compagno di partito appena uscito, enfatizzando una frase molto poco felice del proprio segretario mi ha letteralmente indignato.

Sarà che sono troppo sensibile, o che in realtà sono ben altre le cose che dovrebbero indignarmi. Ma bere il "Fassina Chi?" mi ha... svegliato (a costo di sembrare ripetitivo). Svegliato.

P.S.: questa idea geniale è venuta in mente ai giovani del PD, i "Giovani Democratici".

Spero vivamente di essere smentito.

martedì 11 marzo 2014

L'insostenibile leggerezza dell'accordo sull'Italicum. Il PD sfida il PD.

E’ sempre più sottile il filo che collega Forza Italia ed il Partito Democratico sulla legge elettorale. Di fatti oggi sulla votazione per le preferenze (emendamento La Russa) sui 360 potenziali “no”, ce ne sono stati soltanto 299, dunque 61 in meno fra persone assenti e “franchi tiratori”.
Dunque la situazione diventa sempre più rischiosa, se Forza Italia e PD fino a qualche settimana fa sembravano certi del buon esito della legge elettorale, ora sono un po’ più preoccupati. Più preoccupato fra i due partiti è il PD, che si è sempre vantato di essere un partito con tanta, forse troppa, democrazia interna, ma che in questi giorni sembra stare perdendo questa buona tradizione. Un PD che spesso nella sua storia ha visto al proprio interno franchi tiratori (basti ricordare le ultime votazioni per il presidente della Repubblica, il famoso “caso Prodi”), e continua a vederne, come in un incubo senza fine.
In questi giorni infatti il PD è più fragile che mai dalla caduta del governo Prodi nel 2008. Sempre riguardo la legge elettorale, in particolare sulla parità di genere, ci sono stati altri contrasti all’interno del partito, tant'è che Renzi ha chiesto di fare un uso minore del voto segreto. Si vocifera che ci sia stato un significativo faccia a faccia fra Rosy Bindi e Matteo Renzi, con una Bindi perlomeno stizzita dal comportamento del proprio segretario. Cresce la paura nell’ex sindaco di vedere sfumare l’accordo sulla legge elettorale, tanto demonizzata dal parlamento, ma che segnerebbe il primo passo del governo Renzi, il primo passo importante.
Premier che ha chiarito subito “Chi non vota la legge elettorale, lo vada a spiegare al paese”, come se ciò costituisse davvero una minaccia per i parlamentari.
Il segretario dei democratici si è però detto favorevole all’alternanza di genere nelle liste del PD, scrivendo su Facebook che sempre nella sua carriera ha dimostrato di voler mantenere la parità di genere (non ultima la squadra di governo, composta da otto ministri uomini ed otto donne).
Anche riguardo le soglie di sbarramento sono venuti a mancare 101 voti potenziali. Centouno, come i già citati franchi tiratori di Romano Prodi. Coincidenze che tornano. E per soli trentacinque voti non è stato promosso l’emendamento sulle preferenze, mal viste da Silvio Berlusconi. Come già accaduto nella storia della sinistra italiana, bisogna più guardarsi dagli amici che dai nemici.
Riguardo questa considerazione non può non venire in mente Pippo Civati, secondo fra gli sconfitti nella corsa elettorale alla segreteria del partito. Civati teme che con l’accordo con Silvio Berlusconi il PD possa scomparire. Di fatti il PD sta votando contro il suo stesso programma, aggiunge, ed è esterrefatto dalla situazione che si è creata intorno al conflitto d’interesse. E’ di poco fa la notizia per cui la Moretti ha dichiarato “Ci hanno fatto votare contro il conflitto di interessi”. Inutile ricordare quante battaglie il PD, o quel che c’era prima, ha fatto per il conflitto di interessi. Anche Di Battista sembra scongiurare il PD, con parole che sembrano meno cruente del solito ma più supplichevoli, di uccidere una volta per tutte politicamente Silvio Berlusconi, preghiera che non sembra essere ascoltata dai democratici fedeli al neo-premier.


Insomma, PD o non PD? Questo è il solito dilemma. 

Federico Sconocchia Pisoni - @fedescony

sabato 1 marzo 2014

Quando il sogno si trasforma in incubo. Ascesa e declino del Movimento Cinque Stelle.

Lunedì 25 Febbraio 2013: il Movimento Cinque Stelle contro ogni aspettativa, prende 8 797 902 voti (che corrisposero al 25,9 %) alle elezioni, attestandosi come terzo partito (pardon, movimento), italiano, sbaragliando la concorrenza di vecchie glorie (Di Pietro, Fini -che non sono neanche entrati in parlamento-e Casini) e superando nettamente nuovi presunti protagonisti della scena politica italiana (Oscar Giannino, Antonio Ingroia).
Quasi nove milioni di Italiani si affidano nelle mani di Beppe Grillo. Immediatamente si inizia al grido di "tutti a casa", negando qualsiasi accordo con qualsiasi partito, obbligando Bersani a dimettersi dall'incarico di formare un nuovo governo. Il governo alla fine nascerà, e sarà quello di Letta, che sopravviverà anche alla scissione del PdL.
In questi mesi molte cose avrebbe potuto fare il Movimento Cinque Stelle, e molte ne ha fatte. In primis, mi preme ricordarlo, i proprio parlamentari si sono diminuiti lo stipendio -e di parecchio- a favore delle piccole imprese (creando un conto apposito per le PMI). Inoltre c'è da dire che hanno rinunciato anche ai rimborsi elettorali (onore a loro solo per la coerenza, a mio parere i rimborsi elettorali sono la linfa di una democrazia, se concessi nella giusta maniera)
Ma forse le cose più importanti non le ha fatte, né le potrà fare (o meglio, vorrà fare). Durante questi mesi si sono arroccati nelle loro posizioni, evitando di fare accordi anche su riforme che rientravano nei loro interessi, a partire dalla legge elettorale.
La cosa che più ha colpito l'opinione pubblica, e potrebbe essere la rovina del Movimento, è la scarsa dose di democrazia interna. Emblematica è la vicenda dei parlamentari espulsi per aver osato dire qualcosa in merito all'incontro streaming Renzi-Grillo (prese di posizione anche piuttosto leggere). Costoro sono stati giudicati come cospiratori interni al partito, serpi in seno e via dicendo.
E' stato detto di essere sempre stati contro le decisioni del Movimento. Ma se così fosse stato, perché uno dei quattro (Orellana) fu addirittura presentato alle elezioni per la presidenza del senato?


Nuovi scenari nella maggioranza



La fuoriuscita di questi quattro senatori (più altri sei che se ne sono andati per protesta) potrebbe creare un nuovo gruppo al senato, che eventualmente appoggerebbe il governo presieduto da Matteo Renzi. In questo gruppo misto potrebbero entrarci anche i civatiani poco convinti dall'ex sindaco di Firenze, SEL e gli altri espulsi da Grillo nei mesi precedenti. Ma chi è che ci perde in tutto ciò? In primis M5S, ovviamente, ma il vero perdente potrebbe risultare Angelino Alfano e il suo Nuovo Centro Destra. Nell'eventualità che si possa creare un nuovo gruppo misto che entri nella maggioranza, il peso specifico di NCD potrebbe diminuire, e dunque si troverebbe costretto o ad accettare qualsiasi proposta di legge (compresa la temibile patrimoniale) pur di restare nella maggioranza, oppure recitare la parte del figliol prodigo e tornare all'opposizione con Silvio Berlusconi. 


Una cosa è certa: sono stati smentiti tutti coloro i quali avevano criticato l'ascesa di Renzi a palazzo Chigi a discapito di Letta, sostenendo che nulla in sostanza sarebbe cambiato.
Certo, probabilmente tutto ciò che è scoppiato adesso era già in nuce da qualche settimana, ma è evidente che il cambiamento apportato da Renzi si sia fatto sentire. Eccome. 

Cosa ci prospetterà il futuro?


Federico Sconocchia Pisoni

giovedì 20 febbraio 2014

Gli idealisti Don Civati e Sancho Grillo

Renzi, dopo il grandissimo incontro con Grillo ieri, e il vertice di maggioranza con NCD, Centro democratico, Scelta civica ed altri cinque gruppi, si appresta ad essere incaricato premier. Ma subito arriva il freno di Civati: noi la fiducia non te la votiamo. La chiameranno la rivolta dei 16.

Subito le testate giornalistiche (che già da tempo proponevano questa notizia, e a dire la verità non hanno neanche dato troppa importanza all'avvenimento): il PD si spacca. 


Davvero?!


Civati, colto da una clamorosa quanto poco inaspettata mania di protagonismo, memore delle grandi gesta di Bertinotti, Mastella e tanti altri, ha deciso che probabilmente uscirà dal PD, pur di non votare la fiducia ad un possibile governo Renzi. 


L'argomentazione, da Repubblica.it, è che:



"Si tratta di un governo politico a tutti gli effetti e con la stessa maggioranza di prima, che non rispetta il mandato elettorale".

Tutte parole assolutamente sagge. Renzi è incoerente, non è passato dal voto popolare (cosa che, torno a ripetere, non ha niente di illegale), ed effettivamente sembra un po' inutile cambiare Renzi con Letta senza cambiare le persone che lo sostengono (ovvero, l'unico scopo è che Renzi lo seguono, Letta non lo segue nessuno. Citando quella mente geniale di Belpietro: "Letta accarezza i problemi, non li risolve").


E poi sì, Civati, hai ragione a dire che è un governo politico e non di larghe intese, è vero. Ma pongo a te la stessa domanda che porrei ad un cittadino cinque stelle: perché?


Io mi chiedo perché dovete mettere i bastoni fra le ruote ad una bicicletta rotta?


E' inutile fare i protagonisti, i rivoluzionari di palazzo, in questo momento, perché che vi piaccia o meno, Renzi questo governo lo fa. E allora bisognava creare un'alleanza forte, che facesse riforme per questo paese, e che le facesse più di sinistra possibile.


Io capisco il loro ragionamento, di Civati, dei cinque stelle, che sostanzialmente afferma che per cambiare il paese, a questo punto, bisogna cambiare tutto. Bisogna eliminare completamente il vecchio.


Giusto, sono d'accordo con voi. Vi stringo virtualmente la mano. Ma, ora come ora, non bisognerebbe sbrigarsi per fare andare avanti questo paese? 


Voglio dire, io faccio i miei complimenti al M5S, che ha devoluto parte degli stipendi dei deputati e senatori per le piccole imprese, ma qui bisogna fare qualcosa di più. E non sono io a dirlo, ma non ci sarebbe neanche il bisogno di dirlo. Ha ragione Renzi quando dice che coloro che avevano votato il M5S si aspettavano di più da loro. E' vero, hanno avuto l'occasione enorme di fare riforme per questo paese, e allo stesso tempo di smascherare le ipocrisie della politica. Ma non l'hanno fatto. Perché?


Comodo stare all'opposizione?


Grillo mi da come l'impressione che cerchi di perdere più voti possibili. Sento ripeterlo che la gente non deve votarlo se non la pensa come lui. 


E se non lo fa per perdere voti peggio, lo fa perché effettivamente non gliene frega niente di migliorare le condizioni di vita di questo paese.




Federico Sconocchia Pisoni