Visualizzazione post con etichetta cambiamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cambiamento. Mostra tutti i post

sabato 1 marzo 2014

Quando il sogno si trasforma in incubo. Ascesa e declino del Movimento Cinque Stelle.

Lunedì 25 Febbraio 2013: il Movimento Cinque Stelle contro ogni aspettativa, prende 8 797 902 voti (che corrisposero al 25,9 %) alle elezioni, attestandosi come terzo partito (pardon, movimento), italiano, sbaragliando la concorrenza di vecchie glorie (Di Pietro, Fini -che non sono neanche entrati in parlamento-e Casini) e superando nettamente nuovi presunti protagonisti della scena politica italiana (Oscar Giannino, Antonio Ingroia).
Quasi nove milioni di Italiani si affidano nelle mani di Beppe Grillo. Immediatamente si inizia al grido di "tutti a casa", negando qualsiasi accordo con qualsiasi partito, obbligando Bersani a dimettersi dall'incarico di formare un nuovo governo. Il governo alla fine nascerà, e sarà quello di Letta, che sopravviverà anche alla scissione del PdL.
In questi mesi molte cose avrebbe potuto fare il Movimento Cinque Stelle, e molte ne ha fatte. In primis, mi preme ricordarlo, i proprio parlamentari si sono diminuiti lo stipendio -e di parecchio- a favore delle piccole imprese (creando un conto apposito per le PMI). Inoltre c'è da dire che hanno rinunciato anche ai rimborsi elettorali (onore a loro solo per la coerenza, a mio parere i rimborsi elettorali sono la linfa di una democrazia, se concessi nella giusta maniera)
Ma forse le cose più importanti non le ha fatte, né le potrà fare (o meglio, vorrà fare). Durante questi mesi si sono arroccati nelle loro posizioni, evitando di fare accordi anche su riforme che rientravano nei loro interessi, a partire dalla legge elettorale.
La cosa che più ha colpito l'opinione pubblica, e potrebbe essere la rovina del Movimento, è la scarsa dose di democrazia interna. Emblematica è la vicenda dei parlamentari espulsi per aver osato dire qualcosa in merito all'incontro streaming Renzi-Grillo (prese di posizione anche piuttosto leggere). Costoro sono stati giudicati come cospiratori interni al partito, serpi in seno e via dicendo.
E' stato detto di essere sempre stati contro le decisioni del Movimento. Ma se così fosse stato, perché uno dei quattro (Orellana) fu addirittura presentato alle elezioni per la presidenza del senato?


Nuovi scenari nella maggioranza



La fuoriuscita di questi quattro senatori (più altri sei che se ne sono andati per protesta) potrebbe creare un nuovo gruppo al senato, che eventualmente appoggerebbe il governo presieduto da Matteo Renzi. In questo gruppo misto potrebbero entrarci anche i civatiani poco convinti dall'ex sindaco di Firenze, SEL e gli altri espulsi da Grillo nei mesi precedenti. Ma chi è che ci perde in tutto ciò? In primis M5S, ovviamente, ma il vero perdente potrebbe risultare Angelino Alfano e il suo Nuovo Centro Destra. Nell'eventualità che si possa creare un nuovo gruppo misto che entri nella maggioranza, il peso specifico di NCD potrebbe diminuire, e dunque si troverebbe costretto o ad accettare qualsiasi proposta di legge (compresa la temibile patrimoniale) pur di restare nella maggioranza, oppure recitare la parte del figliol prodigo e tornare all'opposizione con Silvio Berlusconi. 


Una cosa è certa: sono stati smentiti tutti coloro i quali avevano criticato l'ascesa di Renzi a palazzo Chigi a discapito di Letta, sostenendo che nulla in sostanza sarebbe cambiato.
Certo, probabilmente tutto ciò che è scoppiato adesso era già in nuce da qualche settimana, ma è evidente che il cambiamento apportato da Renzi si sia fatto sentire. Eccome. 

Cosa ci prospetterà il futuro?


Federico Sconocchia Pisoni

giovedì 20 febbraio 2014

Gli idealisti Don Civati e Sancho Grillo

Renzi, dopo il grandissimo incontro con Grillo ieri, e il vertice di maggioranza con NCD, Centro democratico, Scelta civica ed altri cinque gruppi, si appresta ad essere incaricato premier. Ma subito arriva il freno di Civati: noi la fiducia non te la votiamo. La chiameranno la rivolta dei 16.

Subito le testate giornalistiche (che già da tempo proponevano questa notizia, e a dire la verità non hanno neanche dato troppa importanza all'avvenimento): il PD si spacca. 


Davvero?!


Civati, colto da una clamorosa quanto poco inaspettata mania di protagonismo, memore delle grandi gesta di Bertinotti, Mastella e tanti altri, ha deciso che probabilmente uscirà dal PD, pur di non votare la fiducia ad un possibile governo Renzi. 


L'argomentazione, da Repubblica.it, è che:



"Si tratta di un governo politico a tutti gli effetti e con la stessa maggioranza di prima, che non rispetta il mandato elettorale".

Tutte parole assolutamente sagge. Renzi è incoerente, non è passato dal voto popolare (cosa che, torno a ripetere, non ha niente di illegale), ed effettivamente sembra un po' inutile cambiare Renzi con Letta senza cambiare le persone che lo sostengono (ovvero, l'unico scopo è che Renzi lo seguono, Letta non lo segue nessuno. Citando quella mente geniale di Belpietro: "Letta accarezza i problemi, non li risolve").


E poi sì, Civati, hai ragione a dire che è un governo politico e non di larghe intese, è vero. Ma pongo a te la stessa domanda che porrei ad un cittadino cinque stelle: perché?


Io mi chiedo perché dovete mettere i bastoni fra le ruote ad una bicicletta rotta?


E' inutile fare i protagonisti, i rivoluzionari di palazzo, in questo momento, perché che vi piaccia o meno, Renzi questo governo lo fa. E allora bisognava creare un'alleanza forte, che facesse riforme per questo paese, e che le facesse più di sinistra possibile.


Io capisco il loro ragionamento, di Civati, dei cinque stelle, che sostanzialmente afferma che per cambiare il paese, a questo punto, bisogna cambiare tutto. Bisogna eliminare completamente il vecchio.


Giusto, sono d'accordo con voi. Vi stringo virtualmente la mano. Ma, ora come ora, non bisognerebbe sbrigarsi per fare andare avanti questo paese? 


Voglio dire, io faccio i miei complimenti al M5S, che ha devoluto parte degli stipendi dei deputati e senatori per le piccole imprese, ma qui bisogna fare qualcosa di più. E non sono io a dirlo, ma non ci sarebbe neanche il bisogno di dirlo. Ha ragione Renzi quando dice che coloro che avevano votato il M5S si aspettavano di più da loro. E' vero, hanno avuto l'occasione enorme di fare riforme per questo paese, e allo stesso tempo di smascherare le ipocrisie della politica. Ma non l'hanno fatto. Perché?


Comodo stare all'opposizione?


Grillo mi da come l'impressione che cerchi di perdere più voti possibili. Sento ripeterlo che la gente non deve votarlo se non la pensa come lui. 


E se non lo fa per perdere voti peggio, lo fa perché effettivamente non gliene frega niente di migliorare le condizioni di vita di questo paese.




Federico Sconocchia Pisoni