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lunedì 17 marzo 2014

L'ipocrisia occidentale. La Crimea è russa.

“Il referendum in Crimea è stata una violazione chiara della costituzione Ucraina e della legge internazionale”. Così ha esordito oggi Obama nel suo discorso dopo il referendum di ieri (più che referendum, un plebiscito) che ha per ora sancito il ritorno dopo sessant’anni della Crimea in Russia. Il 97% dei votanti (e non il 95% come tendono a dire in queste ore i cronisti, sebbene sia comunque un dato molto significativo) si è espresso favorevole al ritorno in Russia. Ho parlato di ritorno perché, come è noto, la Crimea è stata una regione Russa fino al 1954, quando fu regalata all’Ucraina come segno di riconoscimento dell’alleanza fra cosacchi ucraini e russi.
Una domanda sorge spontanea dopo aver sentito Obama: e il governo appena nato di Kiev, è per caso legale e legittimo? Intendiamoci, il governo che c’era in Ucraina fino a qualche settimana fa era di certo un governo pseudo-dittatoriale, e il leader Yanukovic non era sicuramente un paladino della democrazia.
Ma se c’è una cosa che l’uomo dovrebbe aver imparato dal romanticismo ottocentesco, e poi paradossalmente dall’americanismo dominante durante tutto il novecento, è che bisogna sempre ascoltare e dare retta al popolo. Perché il popolo ha ragione. In questo caso si chiama “principio di autodeterminazione dei popoli” ed è proprio su questo punto che si è soffermato Putin, non a torto. Il popolo ha deciso di stare dalla parte dei russi, e allora qual è il problema? Un problema c’è, a ben vedere: in questo modo si rischia di distruggere quell’equilibrio precario su cui si era costruito dopo la dissoluzione dell’URSS, un equilibrio che essendo molto fragile, smaschera, ora più che mai, gli errori susseguitisi dal 1992 in poi da parte di Europa ed America, intente soltanto a perseguire i propri interessi, cercando di mettere sotto il tappeto i problemi enormi, che prima o poi, puntualmente, sarebbe riusciti fuori. D’altronde la crisi Ucraina è stata causata non dalla Russia, ma dall’Europa, che ha fatto di tutto per non far entrare l’Ucraina nell’unione, mandandola nel caos più totale. Il vero problema che si pone ora, è tutelare la minoranza Ucraina che ora vive in Crimea, non più sotto la grivnia ma sotto il rublo russo. Qui si possono creare delle problematiche notevoli, poiché in queste situazioni le minoranze molto poco spesso vengono tutelate.

Vorrei fare un appello all’occidente: oltre il gas ci sono le persone.


Federico Sconocchia Pisoni - @fedescony

lunedì 3 marzo 2014

Quando il popolo si ribella ai Russi. Ungheria 1956-Ucraina 2014

Quello che sta succedendo in Ucraina ricorda molto da vicino quello che successe in Ungheria quasi sessanta anni fa.
Nel 1956 il popolo Ungherese si rivoltò contro la Russa sovietica, manifestando contro la presenza comunista, che non potevano più tollerare.
Iniziò la cosiddetta "rivoluzione ungherese" che mirava ad espellere i russi dal territorio magiaro, ad uscire dal patto di Varsavia. Tale rivoluzione però portò soltanto vittime (quasi tremila), poiché l'Ungheria entro a far parte degli stati satelliti dell'URSS fino alla caduta del muro di Berlino. I morti erano di entrambe le fazioni: di fatti c'era chi era contrario alla presenza russa, e chi era favorevole.

In Ucraina accade una cosa simile: ricapitoliamo.


Come è iniziato tutto


Il presidente Ucraino Yanukovic, che si è sempre schierato dalla parte del Cremlino, qualche mese fa ha deciso di intavolare un accordo con Bruxelles, per entrare a far parte dell'Unione Europea. Tale volontà era dettata dalla morsa della crisi economica, ed era considerata come l'ultima carta da giocare. L'Europa però ce l'ha messa tutta per creare problemi all'Ucraina, dettando condizioni difficilmente realizzabili.
Yanukovic ha così dovuto rinunciare all'accordo con l'UE, sicuro dell'aiuto della Russia di Putin, che avrebbe elargito al suo paese 15 miliardi di dollari.
Il popolo però, almeno la componente anti-russa, non ha gradito questa mossa, riversandosi per strada.
E' stata l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Di fatti nella memoria erano e sono ancora vive le elezioni del 2004, in cui ci furono evidenti brogli elettorali, e il leader del movimento arancione avverso alla politica di Yanukovic, Iulia Timoshenko, stava ancora in prigione.
Quest'ultima ora è libera, ma la rivoluzione anti-russa non ha avuto l'approvazione di tutto il paese.


Crimea


La Crimea è stata storicamente un luogo strategico (si affaccia sul mar Nero) nell'Europa dell'est, ed ha avuto sempre una storia travagliata (anche noi italiani vi abbiamo combattuto, ai tempi di Cavour).
Nel 1954, in occasione del trecentesimo anniversario dell'alleanza Ucraina-Russia, Cruscev decise di "regalarla" all'Ucraina. Dunque è evidente che la popolazione, come attestano stime ufficiali, sia composta dal 60% di Russi.
Una parte di questa percentuale è legata molto al Cremlino, e oggi chiede la secessione. Il 30 Marzo è previsto il referendum per decidere il futuro geopolitico della Crimea.
In queste ore in Crimea hanno addirittura eletto un proprio leader, Aksyonov (che ha addirittura fatto un discorso in cui chiedeva aiuto a Putin ed addirittura trasmesso nelle TV russe integralmente), e dunque la situazione va sempre più peggiorando. Situazione che è andata peggiorando soprattutto per l'avanzata delle truppe russe nel territorio ucraino.

In Ungheria non finì così nel 1956, anche se una divisione qualche tempo dopo ci fu in quelle zone (inutile ricordarlo: il muro di Berlino).
Le conseguenze che questa secessione può portare sono innumerevoli.
Anzitutto potrebbe lacerarsi ancora di più il rapporto Russia-Europa, visto che l'Ucraina, a meno di clamorose retromarce, entrerà a far parte dell'Unione Europea in un futuro prossimo. Inoltre l'Ucraina ha un debito enorme da pagare al gigante russo del gas, Gazprom, che ha concesso gas ad un prezzo di favore fin'ora. Infine, dietro il progetto rivoluzionario ucraino, c'è la longa manus di Barack Obama, degli U.S.A.

Che si torni ad una nuova guerra fredda?

Federico Sconocchia Pisoni